Archivi per la categoria ‘Varie’

Un posto al sole

lunedì, 21 novembre 2011

Nell’Ottocento c’erano le pagine quotidiane del feuilleton, oggi ci sono le puntate dei serial televisivi. Mi sembra però sbagliato demonizzarli in toto.
Mia figlia mi ha contagiato: ogni sera si guarda “Un posto al sole”, alle 20:30 su Rai 3.
Con i serial TV si sviluppa una dipendenza: in famiglia lo è già stato per “Lie to me” con Tim Roth (alcuni episodi sono meglio di un film hollywoodiano), e “Falling Skies” prodotto da Steven Spielberg. Molti mi consigliano di provare “Lost” e garantiscono che non si smette più.
Un posto al sole è girato in economia, con attori spesso di scarsa preparazione. Ma alla fine, puntualmente, ci si ritrova a vedere come andrà a finire. Anzi, credo che “Un posto al sole” faccia un servizio pubblico, una vera e propria educazione sentimentale, quella che – come dice Umberto Galimberti – un tempo facevano i romanzi e oggi invece fa la televisione.
Ci sono tutti i casi: gli adolescenti in crisi che si ribellano e cercano un’identità, i loro amori fatti di passioni improvvise, disperazione, incertezze e trasgressione. 

Il cristo crocifisso di Bronzino

mercoledì, 12 ottobre 2011

La pittura si fa scultura per moltiplicare la simbolica del suo messaggio

Nel 1547 Benedetto Varchi chiese quale fosse la migliore delle arti: pittura o scultura, un famoso leitmotiv della letteratura artistica. Il volume della lezione di Varchi con gli interventi dei vari artisti verrà pubblicato tre anni dopo, nel 1550. Vi intervenne anche il Bronzino con una lettera che, nonostante Varchi gli chiese più volte di finire, rimase incompiuta. Bronzino introduce una perorazione divisa in sette argomenti a favore della scultura, proponendosi di rispondere alla questione a nome della categoria dei pittori. Espulso nel frattempo dall’Accademia, forse Bronzino non termina intenzionalmente e polemicamente la lettera.
Un’apologia della scultura da parte di un pittore è alquanto anomala, ancora di più se la risposta è idealmente affidata proprio ad un dipinto, anzi addirittura ad un unicum nella storia dell’arte: il ritratto del nano Morgante, rimasto a lungo nei depositi degli Uffizi. Dopo aver eliminato i tralci di vite che nascondevano il sesso, un recente restauro ha restituito un bacco grottesco e ottocentesco, a lungo creduto una copia, al suo ruolo e autore originario: il nano di corte di Cosimo I, colui che organizzava le cacce agli uccelli. La particolarità di questo dipinto viene dalla raffigurazione sui due lati della tela: davanti e dietro, ma non nello stesso momento. C’è anche un prima e un dopo, tra uno e l’altro passa il tempo e cambia la posa, un beneficio che nessuna scultura avrebbe potuto concedere, né tantomeno un dipinto aveva prima di allora immaginato.
Sul fronte Morgante ha una civetta (che per la taglia ricorda piuttosto un gufo), con le ali spiegate: utilizzata come richiamo è legata ad un filo che l’uccellatore tiene nella mano. Sul retro del dipinto la mano destra trattiene il bottino della caccia, mentre la civetta è a riposo sulla sua spalla sinistra. Con questo dipinto Bronzino dà la risposta ideale alla querelle di Varchi: la pittura è in competizione con la scultura, ma alla fine la supera.  Infatti Bronzino scrisse: “Se facessi la scultura, la farei come nel Nano Morgante”.

Palindromo

venerdì, 30 settembre 2011

Questa sera l’aria profuma di salsedine. Mi ricorda le vacanze in Liguria, a casa di mia nonna. Arrivavo sempre al tramonto, e quando sentivo i freni fischiare sulle rotaie mi sporgevo dal finestrino per vederla mentre sventolava un fazzoletto.
Giro l’angolo e la Stazione Centrale si staglia nel cielo come un transatlantico. Salgo le scale a due a due. Anche Portovenere di notte sembrava una petroliera arenata sulla riva.
Ho scelto uno strano giorno per andarmene. Me ne accorgo guardando il grande orologio digitale: 20-02-2002, ricorda un giro su se stessi.
Binario 1, guardo il treno che arriva. È puntuale, si ferma solo un paio di minuti. Salgo per ultimo e rimango vicino alla porta del vagone. Il capostazione fischia, lo sento arrivare mentre sbatte gli sportelli.
Si parte..addio, finalmente, ADDIO! Sono eccitato, ho il respiro affannoso.
Eccolo, vedo la divisa riflessa nel vetro…
Scendo di corsa.
Sono già le otto e a casa mi aspettano.

Centro e periferia: per i vent’anni della casa editrice l’Obliquo

giovedì, 25 agosto 2011

È un onore ricordare i venti anni dell’Editore l’Obliquo, soprattutto per me che sono uno degli autori di questa casa editrice. Elena Pontiggia, nel catalogo della mostra per celebrare i vent’anni dell’Obliquo alla Pinacoteca Tosio Martinengo, ha sottolineato la relatività dei concetti di centro e periferia, di grande e piccolo.
All’inaugurazione della mostra il sindaco Paolo Corsini ha ricordato che Brescia ti fa sentire in colpa se scrivi. Qui infatti sono richiesti altri talenti e certe passioni sono coltivate nella clandestinità, giudicate con un sorriso ironico se non di compassione. C’è sempre un più o meno palese richiamo all’inutilità dell’arte in competizione con un’idea di lavoro e di produzione, concetti di matrice calvinista, come se si potesse definire la letteratura, i libri, la scrittura e la poesia solo per antitesi.
Numerosi pittori, illustratori, scrittori, sono nati a Brescia ma pressoché nessuno vi risiede: sanno che non è il luogo ideale per coltivare certe discipline.
Anche noi che la abitiamo ci sentiamo in periferia, riteniamo che qui non possa succedere niente di significativo, abbiamo una genetica predisposizione alla timidezza, alla riservatezza. E invece dovremmo appunto chiederci: qual è il centro e qual è la periferia?

Un’e-mail a Giuseppe Pontiggia

giovedì, 25 agosto 2011

Leggo tutto di un autore che mi piace. Anzi no: come ha confessato anche Alfonso Berardinelli a Fahrenheit su Radio 3, mi risparmio sempre qualcosa, una riserva, contando di riprenderla in tempi di “carestia”, di necessità.
Anni fa lessi l’intero forum dedicato a Giuseppe Pontiggia sul sito di Mondadori www.scrittorincorso.it: una bacheca dove tutti potevano lasciare un messaggio.

Lui non rispondeva: c’erano decine di messaggi e-mail, alcuni si arrabbiavano, si chiedevano che senso avesse quel sito se poi non c’era un dialogo. Siamo tutti un po’ condizionati da internet e dalla posta elettronica: ci piace questo mezzo veloce, ci illudiamo che sia sempre efficace, che sorpassi la posta ordinaria, che arrivi dove non è mai arrivato nessuno. Ma lui era troppo riservato, troppo impegnato, forse anche troppo anziano per rimanere davanti ad un computer e farsi conquistare da una giovane tecnologia.

Ricordo un messaggio che mi colpì molto. Era da parte di un suo ex alunno che nel 1971 frequentava con la moglie il liceo serale. Pontiggia aveva scelto di insegnare ai corsi serali del Comune di Milano per avere tempo di scrivere durante il giorno. Poi abbandonò anche l’insegnamento serale e si dedicò interamente alla scrittura. Ecco una vita coerente verso la scrittura. Ad una conferenza sottolineò che già alle scuole Medie aveva in mente di dedicarsi alla letteratura: mi ricorda quei bambini che dicono “da grande farò il pilota”, e un giorno incontri in uniforme a pilotare un volo delle tue vacanze. Perché anch’io avrei voluto essere così, con un’idea chiara e coerente a illuminarmi la vita.

La vicenda Strauss Kahn

giovedì, 28 luglio 2011

Leggendo i dettagli della vicenda Strauss Kahn c’erano molti particolari che apparivano fin da subito strani.
Prima di analizzarli vorrei rivolgermi a chi viaggia spesso all’estero, per lavoro. Chi non ha fantasticato, almeno una volta, di fare una sveltina con una delle donne che la mattina riordinano le camere? Di sorprendere da dietro quella donna in divisa (e spesso di colore) che intravede in un’altra stanza? O di far entrare quella che bussa alla porta (perché ci svegliamo più tardi in attesa dell’aereo che abbiamo perso la sera prima)?
Secondo me quella fantasia ben nota agli uomini è rimasta in sottofondo, ha alimentato uno sguardo più avido e perverso sulla vicenda. Un sogno che diventa realtà è sempre affascinante.
Quando ho saputo che l’accusa era violenza sessuale, e in particolare che la cameriera era stata costretta ad un rapporto orale, ho però avuto i primi dubbi.
Per associazione ho ricordato alcune scene del film “Le ali della libertà” con Tim Robbins e Morgan Freeman.

La Stria di Gigi Simeoni: non chiamatelo fumetto. Cinema, narrazione e uno stile distintivo per una “realtà aumentata”

lunedì, 20 giugno 2011

Il 9 giugno è uscito nelle edicole di tutta Italia il nuovo romanzo a fumetti di Gigi Simeoni, “Stria”, edito da Sergio Bonelli Editore. 
La graphic novel arriva a quasi quattro anni di distanza dalla precedente opera “Gli occhi e il buio”.
“Stria”, nel dialetto delle valli lombarde dove è ambientato, significa “strega”: un titolo ideale per una vicenda cupa, scandita per oltre trecento tavole da un tratto in bianco e nero netto e graffiante.

Il libro è un omaggio all’infanzia senza scadere nella deformazione positiva che ne fa il ricordo, quella rivalutazione postuma che omette il lato oscuro di qualsiasi bambino.

“Gli occhi e il buio”: il primo romanzo a fumetti di Gigi Simeoni

lunedì, 20 giugno 2011

Luigi Simeoni è un componente dello storico gruppo dell’argentino Ector Rubèn Sosa che negli anni Ottanta formò a Brescia molti talenti del fumetto italiano. È stato autore  di personaggi propri per le serie Zio Tibia, Cattivik e Nick Carter, e oggi è una punta di diamante della Bonnelli Editore per Nathan Never e Maxi Gregory Hunter, tra gli altri.

“Gli occhi e il buio” è il suo primo “romanzo a fumetti”: definizione ben visibile in copertina, anche considerando il lavoro di ricerca storica e documentazione che ha impegnato Simeoni per alcuni anni. Sarebbe infatti errato definirlo solo fumetto, meglio graphic novel dopo il recente sdoganamento americano e cinematografico di Frank Miller.