Archivi per la categoria ‘Recensioni’

I ritratti di Felix Nadar

martedì, 30 agosto 2011

La giovane casa editrice Abscondita ha pubblicato un libricino raffinato, essenziale e intenso, da scovare nelle librerie d’arte e nei bookshop dei musei, soprattutto per valorizzare i talenti trasversali dei grandi maestri, simili agli “uomini universali” del Rinascimento, e che paradossalmente attendono ancora le legittime consacrazioni.
Ad esempio le poesie di Michelangelo andrebbero iscritte nella più grande tradizione letteraria e poetica italiana, anziché essere considerate le “nugae” occasionali del pittore e scultore massimo.

Così come i ritratti di Gaspard-Félix Tournachon, noto come Félix Nadar, sono proprio tali, veri e propri quadri, fosse solo per la forza espressiva e la tensione che quella straordinaria novità storica caricò nei volti ammaliati e nell’occhio di chi cercava di sottrarli all’oblio, una tecnologia che divideva le opinioni tra chi la credeva destinata a sostituire l’iconologia classica e trasformare le antiche arti in un infantile tentativo di imitazione, e chi la disprezzava definendola un’industria degna della folla idolatra, perché illudeva che un risultato identico alla natura potesse diventare arte assoluta.

Il libro numero 58 della serie “Miniature” di Abscondita pubblica innanzitutto un breve testo-testamento-manuale, e poi alcuni dei ritratti più famosi del giornalista, caricaturista e scrittore francese, un personaggio eclettico che si dedicò alla fotografia già dal 1853 e, oltre a ritrarre quasi tutte le personalità e la boheme parigina soprattutto nel periodo che va dal 1854 al 1870, fu una sorta di pioniere.

Il manuale di scrittura creativa di Roberto Cotroneo

venerdì, 26 agosto 2011

Si aggiunge alla lunga lista la pubblicazione dell’ennesimo manuale di scrittura: la bibliografia in merito è infatti vasta e trasversale.
Nonostante i buoni intenti della dedica (Alla memoria e al ricordo di Peppo Pontiggia), Roberto Cotroneo non incide, anche se alla fine dichiara che il suo è un contributo pratico, un corso base, mentre la maggior parte dei corsi di scrittura creativa sono corsi camuffati di letteratura, lettura e analisi letteraria.
È uno strumento propedeutico per chi si avvicina alla scrittura e comunque la richiesta è talmente vasta e crescente che c’è un’offerta parallela di specializzazioni esasperate, corsi personalizzati e su misura: per dilettanti, principianti, intermedi, avanzati e master, come per un esame di inglese, come nell’offerta formativa anglosassone.

Le parole povere del deboscio

venerdì, 26 agosto 2011

Dopo il Calepino e il Castiglioni Mariotti per il latino, dopo l’Argan per la storia dell’arte e il Cambridge per l’inglese, c’è un nuovo testo di riferimento da raccomandare alle scuole (anche di scrittura) e in genere a chiunque scriva o comunichi: il deboscio (anche un blog www.ildeboscio.com). Nessun nome poteva essere più adatto alle “parole povere”, un elenco di frasi fatte, scontate ed inutili che infarciscono qualsiasi colloquio e purtroppo hanno contagiato anche i media. “Scagli la prima pietra” (si perdoni l’ennesimo luogo comune, “cadere in tentazione” è infatti un virus terribile e contagioso) chi non ha usato una delle espressioni riportate sul libretto nero. Il rischio è quello di ritrovarsi nel profilo della persona “povera” delineato con implacabile lucidità nell’introduzione. Cioè colui che vive nella provincia dell’esistenza, senza creatività ed idee, ammaliato da stereotipi, oggetti e giudizi costruiti da chi vuole farlo consumare, e che fa subito suoi, anche se sono esteticamente brutti, ovvi e mediocri. Un “pupazzetto” lo chiamano i quattro autori, che “crede al plusvalore delle nozioni perché non può permettersi quello delle merci e viceversa”. E ricordando le lezioni di Giuseppe Pontiggia contro l’iper eccitazione del linguaggio contemporaneo, nonché il celebre dizionario di Flaubert, non dovremmo mai separarci da questo suo pronipote moderno, piccolo nel formato ma maestoso negli intenti. E mentre “ci sciacquiamo la bocca mangiando un insalata” aggiungere nelle pagine bianche finali l’insulso florilegio di banalità che ascoltiamo quotidianamente.

Parole povere
Il deboscio
Breviario della banalità moderna
Biblioteca umoristica Mondadori
Euro 9,00 – pagg. 172

I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante

venerdì, 26 agosto 2011

Non si sa assolutamente niente di Elena Ferrante. Di lei – e di questi tempi è quasi un sollievo – rimane esclusivamente il testo. Ammirevole la sua riservatezza, la distingue in un mondo dove la visibilità è l’unica prova del nostro esistere e illude di un’ubiquità e un’immortalità che invece solo la letteratura può dare. E questo sarà proprio un altro libro che ci sopravviverà. Una lingua pulita e affilata, una sorta di circolazione extra sanguigna che garantisce la lucidità anche nei momenti dove non c’è più senso né coerenza, mentre in prima persona una donna abbandonata dal marito e dalla ragione annaspa alla deriva e la sua storia, il suo intinerarium mentis diventa la metafora della crisi della donna contemporanea, che accantona i talenti e le aspirazioni personali, è divisa tra la famiglia e il lavoro, costretta spesso a ricominciare a quarant’anni, con i figli e senza il marito irrimediabilmente perso nella crisi di mezz’età e tra le cosce di una ventenne.  Ammirevole lo sguardo nitido e impietoso: non c’è mai complicità, la legittima solidarietà femminile, anzi si prova fastidio per l’indifferenza moraviana del marito-padre, ma soprattutto per la reazione della moglie-madre, dissociata, custode della propria follia in una casa nell’estate torinese che sembra l’albergo isolato dell’inverno montano di “Shining”.

Centro e periferia: per i vent’anni della casa editrice l’Obliquo

giovedì, 25 agosto 2011

È un onore ricordare i venti anni dell’Editore l’Obliquo, soprattutto per me che sono uno degli autori di questa casa editrice. Elena Pontiggia, nel catalogo della mostra per celebrare i vent’anni dell’Obliquo alla Pinacoteca Tosio Martinengo, ha sottolineato la relatività dei concetti di centro e periferia, di grande e piccolo.
All’inaugurazione della mostra il sindaco Paolo Corsini ha ricordato che Brescia ti fa sentire in colpa se scrivi. Qui infatti sono richiesti altri talenti e certe passioni sono coltivate nella clandestinità, giudicate con un sorriso ironico se non di compassione. C’è sempre un più o meno palese richiamo all’inutilità dell’arte in competizione con un’idea di lavoro e di produzione, concetti di matrice calvinista, come se si potesse definire la letteratura, i libri, la scrittura e la poesia solo per antitesi.
Numerosi pittori, illustratori, scrittori, sono nati a Brescia ma pressoché nessuno vi risiede: sanno che non è il luogo ideale per coltivare certe discipline.
Anche noi che la abitiamo ci sentiamo in periferia, riteniamo che qui non possa succedere niente di significativo, abbiamo una genetica predisposizione alla timidezza, alla riservatezza. E invece dovremmo appunto chiederci: qual è il centro e qual è la periferia?

Un’e-mail a Giuseppe Pontiggia

giovedì, 25 agosto 2011

Leggo tutto di un autore che mi piace. Anzi no: come ha confessato anche Alfonso Berardinelli a Fahrenheit su Radio 3, mi risparmio sempre qualcosa, una riserva, contando di riprenderla in tempi di “carestia”, di necessità.
Anni fa lessi l’intero forum dedicato a Giuseppe Pontiggia sul sito di Mondadori www.scrittorincorso.it: una bacheca dove tutti potevano lasciare un messaggio.

Lui non rispondeva: c’erano decine di messaggi e-mail, alcuni si arrabbiavano, si chiedevano che senso avesse quel sito se poi non c’era un dialogo. Siamo tutti un po’ condizionati da internet e dalla posta elettronica: ci piace questo mezzo veloce, ci illudiamo che sia sempre efficace, che sorpassi la posta ordinaria, che arrivi dove non è mai arrivato nessuno. Ma lui era troppo riservato, troppo impegnato, forse anche troppo anziano per rimanere davanti ad un computer e farsi conquistare da una giovane tecnologia.

Ricordo un messaggio che mi colpì molto. Era da parte di un suo ex alunno che nel 1971 frequentava con la moglie il liceo serale. Pontiggia aveva scelto di insegnare ai corsi serali del Comune di Milano per avere tempo di scrivere durante il giorno. Poi abbandonò anche l’insegnamento serale e si dedicò interamente alla scrittura. Ecco una vita coerente verso la scrittura. Ad una conferenza sottolineò che già alle scuole Medie aveva in mente di dedicarsi alla letteratura: mi ricorda quei bambini che dicono “da grande farò il pilota”, e un giorno incontri in uniforme a pilotare un volo delle tue vacanze. Perché anch’io avrei voluto essere così, con un’idea chiara e coerente a illuminarmi la vita.

Freakonomics: il calcolo dell’incalcolabile

mercoledì, 24 agosto 2011

In Italia abbiamo coniato espressioni ricercate quali “perdita del potere d’acquisto dei salari” e “precariato”, dove l’ingegno è riservato solo alla retorica ed al linguaggio piuttosto che alla ricerca di una spiegazione concreta e verificabile.

C’è un collegamento tra la legge sull’aborto e la criminalità? Tra i lottatori di sumo e gli insegnanti delle scuole elementari? Perché gli spacciatori vivono ancora con la mamma? Il nome di battesimo può determinare un destino? Sono alcune delle domande spiazzanti e provocatorie che si pone Steven Levitt, premiato come il più brillante economista americano sotto i quarant’anni, in un libro che è già ironico e dissacratorio nel titolo: “Freakonomics” letteralmente economia bizzarra, da baraccone.

Maigret e l’uomo solitario

lunedì, 22 agosto 2011

Maigret e l’uomo solitario è ambientato a Parigi nel mese di Agosto. Dunque questo è il periodo ideale per leggere l’inchiesta del commissario uscita da poche settimane per la consueta Adelphi. Siamo a metà degli anni Sessanta però i temi sono ancora attuali perché riguardano l’uomo e non l’epoca. Grazie alle due costanti dello stile di Simenon, un vocabolario essenziale e un percorso progressivo di disvelamento, li scopriamo man mano che indaghiamo insieme a Maigret sull’omicidio di un barbone: ucciso con tre colpi di pistola nella stanza di un palazzo in rovina dove dormiva accatastando oggetti recuperati nelle discariche dei rifiuti. Ha le mani e i capelli inspiegabilmente molto curati: il primo indizio per ricostruire una vita misteriosa che, anzi, alla fine, risulterà ordinaria, simile a quella di tanti altri. Il primo interrogativo è quello più spontaneo: cosa e chi l’hanno portato a vivere in quel modo, perché dietro un clochard c’è sempre una storia drammatica, grottesca, spesso assurda. Ancora una volta la nostra.

Georges Simenon
Maigret e l’uomo solitario
Adelphi
Pagg. 156, Euro 10,00