Una neolaureata bresciana presenta all’Arbeitsamt, l’ufficio di collocamento tedesco, la propria laurea in lingue. Le contestano che non è scritta in tedesco, tantomeno in inglese. Si difende dicendo che siamo in Europa, che la laurea italiana vale nei vari stati membri. Seccati le rispondono: “Qui siamo in Germania, non in Europa”. La ragazza ha ragione ma noi potremmo tradurre i nostri documenti ufficiali per renderli internazionali. Pieni di debiti, inefficienze e problemi in Europa siamo ancelle non regine: da noi ci si aspetta umiltà e la nostra pigrizia è mal vista. Anche loro hanno ragione: vengono volentieri in Italia per le vacanze, comprano i nostri prodotti con grande soddisfazione, ma non servono grandi analisi per capire che in Germania si sta meglio che altrove, tanto da rivendicare un legittimo senso di superiorità. Basta partire da Malpensa e atterrare a Monaco. Tra l’altro stanno meglio tutti, l’uomo comune, medio. In Italia invece si vive meglio se si hanno grandi disponibilità economiche che sopperiscano alle mancanze delle istituzioni pubbliche. Per gli stessi motivi, mentre gli stati europei vengono progressivamente declassati dalle agenzie di rating, Angela Merkel commenta impassibile che la cosa non la stupisce. Anche se deve affrontare il crac di Commerzbank, la seconda banca tedesca, può permettersi una certa presunzione. I giornali scrivono: “Die Deutschen gegen die anderen”: i tedeschi contro gli altri. Perché mentre noi parliamo di austerità, crisi e ridimensionamenti, loro hanno il record assoluto di persone con un lavoro, oppure le case automobilistiche tedesche stanno conoscendo uno sviluppo senza precedenti.
Con la Concordia naufraga anche l’ultimo sogno italiano
Posted by Alberto | Pubblicato in EconomiaIl Wall Street Journal onora l’Italia della prima pagina
Posted by Alberto | Pubblicato in EconomiaIl Wall Street Journal dello scorso giovedì 27 ottobre onora l’Italia della prima pagina: una grande foto centrale mostra due persone che si prendono a pugni e altre che tentano di dividerli. Nell’intreccio incomprensibile dei corpi s’intravedono orologi costosi ai polsi delle varie mani protese a colpire o a separare. Una borsa Louis Vuitton è sullo sfondo. Nessun titolo né articolo di approfondimento, solo una brevissima didascalia: “Il dibattito sulla riforma delle pensioni accende una rissa nel Parlamento italiano; il deputato Claudio Barbaro, a sinistra, si prende a pugni con il deputato Fabio Rainieri”. Purtroppo un’immagine sintetica e rappresentativa dell’Italia. Oggi si discute se è meglio governi una squadra di politici oppure una di tecnici, quale delle due è più adatta e preparata. Tutti vogliono accelerare, “per rassicurare i mercati”. Come se il resto del mondo ci giudicasse soltanto dal curriculum di chi ci governa, mentre per capire dove siamo e chi siamo basta atterrare in un nostro aeroporto, prendere i mezzi pubblici, o meglio ancora risolvere un contenzioso legale, se non intraprendere l’iter epico per aprire un’attività imprenditoriale.
Riprogettiamo l’Italia per il turismo
Posted by Alberto | Pubblicato in EconomiaArrivo a Malpensa da Atlanta, il più grande hub degli Stati Uniti. I turisti americani sono pochi e spaesati, da subito sorpresi del degrado e delle scomodità: non c’è nemmeno il cosiddetto “finger”, il connettore mobile tra la porta dell’aereo e il gate. Tutti in bus per fare pochi metri. Tempo fa, poco dopo l’ingresso che conduce al Castello di Brescia, davanti all’alto muro di sostegno, un americano in visita al nostro monumento più rappresentativo si fermò con la mano all’altezza di un metro dicendo: “a livello storico noi americani siamo qui”. Gli Stati Uniti sono un paese senza monumenti e opere artistiche, una nazione molto giovane, abile a creare altri miti ed epopee, valorizzando quanto hanno, dal paesaggio al cinema, dalla metropoli allo stile di vita libero e non convenzionale, on the road. Nella top ten mondiale del turismo la Francia è da tempo al primo posto con 77 milioni di arrivi all’anno, gli USA al secondo con 60 milioni. L’Italia al quinto con un numero di visite che è quasi la metà di quello della Francia.
L’eclissi degli Stati Uniti d’America
Posted by Alberto | Pubblicato in Economia
Spesso abbiamo un’idea distorta degli Stati Uniti, soprattutto se ci fermiamo a New York, Chicago e San Francisco. C’è un’America periferica che soffre, ad esempio negli stati del Sud dove le case di legno fatiscenti, i vestiti logori di chi fa acquisti al Wal-Mart locale, la scarsa qualità delle merci in vendita, dà un’impressione di desolazione compensata solo dalla natura rigogliosa e dagli spazi immensi del paesaggio (l’autunno che cambia il colore delle foglie arriva più tardi in Arkansas e Alabama, ma è uno spettacolo pari a quello del New England, negli stati del nord est).
In America la spesa media per un anno di università è di 8.244 dollari, 8,3% più dello scorso anno. Gli aiuti per gli studenti (crediti d’imposta e deduzioni) sono diminuiti del 23% nell’ultimo decennio: anche qui i bilanci dei singoli stati si chiudono tagliando i fondi ai cittadini. Obama ha promesso un piano che consolidi il debito per pagare l’università e riduca il relativo tasso di interesse: per l’americano medio suona come una buona notizia. Nel paese dove i sogni più straordinari e impossibili possono realizzarsi, si sta forse peggio che in Italia. Il sociologo italiano Giuseppe de Rita titola il suo ultimo libro “L’eclissi della borghesia”, il quotidiano Usa Today titola in prima pagina la stessa cosa: “The fading middle class”. La classe media in America è determinata dai proprietari di case (il 66% della popolazione), e può andare da 20.699 a 99.981 dollari di reddito lordo annuo pro capite: una forbice ampia che in realtà esclude una buona fetta di persone dalla classe media e la include piuttosto tra i cosiddetti “poveri”, quelli che, titola sempre Usa Today, “are barely getting by”, ce la fanno a malapena.
Palindromo
Posted by Alberto | Pubblicato in Varie
Questa sera l’aria profuma di salsedine. Mi ricorda le vacanze in Liguria, a casa di mia nonna. Arrivavo sempre al tramonto, e quando sentivo i freni fischiare sulle rotaie mi sporgevo dal finestrino per vederla mentre sventolava un fazzoletto.
Giro l’angolo e la Stazione Centrale si staglia nel cielo come un transatlantico. Salgo le scale a due a due. Anche Portovenere di notte sembrava una petroliera arenata sulla riva.
Ho scelto uno strano giorno per andarmene. Me ne accorgo guardando il grande orologio digitale: 20-02-2002, ricorda un giro su se stessi.
Binario 1, guardo il treno che arriva. È puntuale, si ferma solo un paio di minuti. Salgo per ultimo e rimango vicino alla porta del vagone. Il capostazione fischia, lo sento arrivare mentre sbatte gli sportelli.
Si parte..addio, finalmente, ADDIO! Sono eccitato, ho il respiro affannoso.
Eccolo, vedo la divisa riflessa nel vetro…
Scendo di corsa.
Sono già le otto e a casa mi aspettano.
Il Diecasting Day per risvegliare l’orgoglio del Made in Brescia
Posted by Alberto | Pubblicato in Economia
Dieci anni fa il settore della pressocolata a Brescia aveva grandi numeri e aziende, ma pochi in Italia e nel mondo percepivano realmente il distretto, l’importanza della città e del suo ricco tessuto industriale specializzato.
Oggi quelle aziende ci sono ancora, anzi sono aumentate, di numero e di livello, ma hanno il vantaggio di essere maggiormente conosciute, di essersi accreditate anche a livello di immagine, di “brand awarness” e di “posizionamento”, come direbbero gli esperti di marketing.
La svolta è stata una decisione che a quel tempo forse apparve circoscritta, e invece fu capace di generare un processo virtuoso: alla fine degli anni Novanta l’Università di Ingegneria fondò un laboratorio di pressocolata nonché un nuovo corso di laurea in ingegneria dei materiali. Le aziende locali risposero all’appello mettendo a disposizione due macchine, e progressivamente il riscontro fu sempre più ampio.
I ritratti di Felix Nadar
Posted by Alberto | Pubblicato in Recensioni
La giovane casa editrice Abscondita ha pubblicato un libricino raffinato, essenziale e intenso, da scovare nelle librerie d’arte e nei bookshop dei musei, soprattutto per valorizzare i talenti trasversali dei grandi maestri, simili agli “uomini universali” del Rinascimento, e che paradossalmente attendono ancora le legittime consacrazioni.
Ad esempio le poesie di Michelangelo andrebbero iscritte nella più grande tradizione letteraria e poetica italiana, anziché essere considerate le “nugae” occasionali del pittore e scultore massimo.
Così come i ritratti di Gaspard-Félix Tournachon, noto come Félix Nadar, sono proprio tali, veri e propri quadri, fosse solo per la forza espressiva e la tensione che quella straordinaria novità storica caricò nei volti ammaliati e nell’occhio di chi cercava di sottrarli all’oblio, una tecnologia che divideva le opinioni tra chi la credeva destinata a sostituire l’iconologia classica e trasformare le antiche arti in un infantile tentativo di imitazione, e chi la disprezzava definendola un’industria degna della folla idolatra, perché illudeva che un risultato identico alla natura potesse diventare arte assoluta.
Il libro numero 58 della serie “Miniature” di Abscondita pubblica innanzitutto un breve testo-testamento-manuale, e poi alcuni dei ritratti più famosi del giornalista, caricaturista e scrittore francese, un personaggio eclettico che si dedicò alla fotografia già dal 1853 e, oltre a ritrarre quasi tutte le personalità e la boheme parigina soprattutto nel periodo che va dal 1854 al 1870, fu una sorta di pioniere.
Le nuove sfide degli artigiani
Posted by Alberto | Pubblicato in EconomiaL’industria contemporanea sta attraversando una serie di trasformazioni che l’hanno costretta a rinnovamenti, ridimensionamenti, diversificazioni, fino al trasloco di unità produttive o addirittura la loro chiusura. La pressione è notevole e costringe gli imprenditori a cambiare i metodi organizzativi, certamente a molti adattamenti quotidiani. All’interno di una catena della fornitura, la supply chain, più breve, oppure che cambia radicalmente, se vogliono mantenere la loro posizione anche i fornitori sono chiamati a garantire servizi sempre più articolati e flessibili, ad adattarsi al mutare continuo degli scenari.
Gli artigiani che riforniscono le aziende diventano micro aziende, imparano ad ampliare i loro orizzonti, a dotarsi di strumenti tecnologici avanzati. Migliorano la loro professionalità, sono attenti all’ambiente e cercano di prevedere piuttosto che inseguire, sono più sensibili alla formazione. Offrono un servizio per i loro clienti molto rigoroso, e collaborano per evitare in futuro eventuali errori o ritardi.
Lo stesso però non si può dire degli artigiani che sono rivolti al settore delle utenze private, delle famiglie, dei singoli. In questo contesto è molto più facile verificare ritardi, approssimazione, incuria, a volte anche comportamenti scorretti. Alzi la mano chi ha avuto esperienze negative nei lavori ricorrenti di riparazione, ristrutturazione e manutenzione.
Nel frattempo, per fortuna, gli utenti si stanno sensibilizzando, magari perché sono a loro volta inseriti in aziende, oppure perché dispongono di una maggiore quantità di informazioni (grazie alle nuove tecnologie). O ancora perché cresce la preparazione individuale, si fanno valutazioni più approfondite e si cercano alternative, senza dimenticare che si è molto più attenti ai risultati ed ai loro relativi costi.








