The reason why
Questo blog è una bacheca aperta al dialogo con tutti.
Oggi non circolano più lettere, nel senso di epistole. Vogliamo recuperare lo spirito che animava questo mezzo di comunicazione, un tempo declinato in varie occasioni: amorose, intellettuali, sociali, istituzionali.
Cerchiamo chi ama i libri, la lettura, la musica, il cinema, l’arte, la letteratura, la storia, la filosofia, le scienze.
Ci ispiriamo ad una frase riportata da Orazio nelle sue Satire (Satire, I, 10, 76) e citata da Cicerone:
“Satis est equitem mihi plaudere”, cioè “Mi basta che applaudano i cavalieri”.
Una famosa attrice teatrale dell’antica Roma, Arbuscula, di fronte ai fischi del pubblico aveva risposto:
“Mi basta che applaudano i cavalieri”.
I cavalieri erano gli uomini della prima classe, censiti per 125.000 assi o più scrive Aulo Gellio. Votando con i loro pari, i cavalieri raggiungevano la maggioranza delle centurie, e detenevano il potere (nei comizi e sul campo).
Il loro plauso era il riconoscimento più ambito.
La nostra non è una dichiarazione snob o elitaria.
Cerchiamo e ci auguriamo il riscontro degli ultimi “cavalieri”, cavalieri in tutti i sensi: una classe socialmente trasversale e indipendente dal reddito, ma che sta purtroppo scomparendo: virtuosa, educata, rispettosa, gentile, colta e raffinata.
Qualcosa del termine “cavaliere” ancora soppravvive nel lessico moderno, nel significato di “gentiluomo” e “cortese”.
Considerando lo stile contemporaneo, dove prevale la sintesi, scriviamo articoli molto lunghi.
In un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, Giovanni di Lorenzo, direttore italiano del settimanale tedesco Die Zeit, ha spiegato il segreto del successo del suo giornale (mezzo milione di copie alla settimana): “Non dare ascolto ai consulenti, continuare a pubblicare articoli lunghi e spesso difficili, occuparsi di argomenti non necessariamente legati alla stretta attualità.”





