Archivi per la categoria ‘Economia’

Con la Concordia naufraga anche l’ultimo sogno italiano

venerdì, 27 gennaio 2012

Una neolaureata bresciana presenta all’Arbeitsamt, l’ufficio di collocamento tedesco, la propria laurea in lingue. Le contestano che non è scritta in tedesco, tantomeno in inglese. Si difende dicendo che siamo in Europa, che la laurea italiana vale nei vari stati membri. Seccati le rispondono: “Qui siamo in Germania, non in Europa”. La ragazza ha ragione ma noi potremmo tradurre i nostri documenti ufficiali per renderli internazionali.  Pieni di debiti, inefficienze e problemi  in Europa siamo ancelle non regine: da noi ci si aspetta umiltà e la nostra pigrizia è mal vista. Anche loro hanno ragione:  vengono volentieri in Italia per le vacanze, comprano i nostri prodotti con grande soddisfazione, ma non servono grandi analisi per capire che in Germania si sta meglio che altrove, tanto da rivendicare un legittimo senso di superiorità. Basta partire da Malpensa e atterrare a Monaco. Tra l’altro stanno meglio tutti, l’uomo comune, medio. In Italia invece si vive meglio se si hanno grandi disponibilità economiche che sopperiscano alle mancanze delle istituzioni pubbliche. Per gli stessi motivi, mentre gli stati europei  vengono progressivamente declassati dalle agenzie di rating, Angela Merkel commenta impassibile che la cosa non la stupisce. Anche se deve affrontare il crac di Commerzbank, la seconda banca tedesca, può permettersi una certa presunzione. I giornali scrivono: “Die Deutschen gegen die anderen”:  i tedeschi contro gli altri. Perché mentre noi parliamo di austerità, crisi e ridimensionamenti, loro hanno il record assoluto di persone con un lavoro, oppure le case automobilistiche tedesche stanno conoscendo uno sviluppo senza precedenti.

Il Wall Street Journal onora l’Italia della prima pagina

lunedì, 28 novembre 2011

Il Wall Street Journal dello scorso giovedì 27 ottobre onora l’Italia della prima pagina: una grande foto centrale mostra due persone che si prendono a pugni e altre che tentano di dividerli. Nell’intreccio incomprensibile dei corpi s’intravedono orologi costosi ai polsi delle varie mani protese a colpire o a separare. Una borsa Louis Vuitton è sullo sfondo. Nessun titolo né articolo di approfondimento, solo una brevissima didascalia: “Il dibattito sulla riforma delle pensioni accende una rissa nel Parlamento italiano; il deputato Claudio Barbaro, a sinistra, si prende a pugni con il deputato Fabio Rainieri”. Purtroppo un’immagine sintetica e rappresentativa dell’Italia. Oggi si discute se è meglio governi una squadra di politici oppure una di tecnici, quale delle due è più adatta e preparata. Tutti vogliono accelerare, “per rassicurare i mercati”. Come se il resto del mondo ci giudicasse soltanto dal curriculum di chi ci governa, mentre per capire dove siamo e chi siamo basta atterrare in un nostro aeroporto, prendere i mezzi pubblici, o meglio ancora risolvere un contenzioso legale, se non intraprendere l’iter epico per aprire un’attività imprenditoriale.

La fiera del casoncello: un case history di successo

mercoledì, 23 novembre 2011

La fiera del casoncello di Barbariga si tiene ogni anno a Barbariga (BS) presso l’oratorio, il campo sportivo e alcuni spazi comuni, solitamente nella terza settimana del mese di settembre.
Giunta alla ottava edizione è ormai uno degli appuntamenti più importanti delle numerose sagre e feste di paese del periodo estivo e autunnale nella provincia di Brescia.
L’idea risale ad alcuni anni fa, precisamente nel 2004 ed è stata la prima iniziativa della neo-eletta amministrazione comunale quando il Sindaco di Barbariga Marco Marchi condivise l’idea  con l’amico giornalista e creativo Alberto Albertini: l’intento fu fin da subito la valorizzazione di una risorsa locale poco conosciuta. Infatti, fino a quel momento, si identificavano i casoncelli con un’area dai confini indefiniti nella Bassa Bresciana, soprattutto perché negli anni settanta ed ottanta diverse trattorie di quella zona li cucinavano con una fama che si era diffusa in tutta la provincia. In realtà, l’unico vero laboratorio artigianale, con una produzione continuativa, era situato a Barbariga. L’amministrazione intuì che il casoncello poteva diventare una risorsa chiave nella valorizzazione del territorio e decise di ideare da zero una fiera dedicata a questo piatto così radicato nella tradizione culinaria, immediatamente identificabile con una zona tipica.

Riprogettiamo l’Italia per il turismo

venerdì, 18 novembre 2011

Arrivo a Malpensa da Atlanta, il più grande hub degli Stati Uniti. I turisti americani sono pochi e spaesati, da subito sorpresi del degrado e delle scomodità: non c’è nemmeno il cosiddetto “finger”, il connettore mobile tra la porta dell’aereo e il gate. Tutti in bus per fare pochi metri. Tempo fa, poco dopo l’ingresso che conduce al Castello di Brescia, davanti all’alto muro di sostegno, un americano in visita al nostro monumento più rappresentativo si fermò con la mano all’altezza di un metro dicendo: “a livello storico noi americani siamo qui”. Gli Stati Uniti sono un paese senza monumenti e opere artistiche, una nazione molto giovane, abile a creare altri miti ed epopee, valorizzando quanto hanno, dal paesaggio al cinema, dalla metropoli allo stile di vita libero e non convenzionale, on the road.  Nella top ten mondiale del turismo la Francia è da tempo al primo posto con 77 milioni di arrivi all’anno, gli USA al secondo con 60 milioni. L’Italia al quinto con un numero di visite che è quasi la metà di quello della Francia.

L’eclissi degli Stati Uniti d’America

mercoledì, 9 novembre 2011

Spesso abbiamo un’idea distorta degli Stati Uniti, soprattutto se ci fermiamo a New York, Chicago e San Francisco. C’è un’America periferica che soffre, ad esempio negli stati del Sud dove le case di legno fatiscenti,  i vestiti logori di chi fa acquisti al Wal-Mart locale, la scarsa qualità delle merci in vendita, dà un’impressione di desolazione compensata solo dalla natura rigogliosa e dagli spazi immensi del paesaggio (l’autunno che cambia il colore delle foglie arriva più tardi in Arkansas e Alabama, ma è uno spettacolo pari a quello del New England, negli stati del nord est).
In America la spesa media per un anno di università è di 8.244 dollari, 8,3% più dello scorso anno. Gli aiuti per gli studenti (crediti d’imposta e deduzioni) sono diminuiti del 23% nell’ultimo decennio: anche qui i bilanci dei singoli stati si chiudono tagliando i fondi ai cittadini. Obama ha promesso un piano che consolidi il debito per pagare l’università e riduca il relativo tasso di interesse: per l’americano medio suona come una buona notizia. Nel paese dove i sogni più straordinari e impossibili possono realizzarsi, si sta forse peggio che in Italia. Il sociologo italiano Giuseppe de Rita titola il suo ultimo libro “L’eclissi della borghesia”, il quotidiano Usa Today titola in prima pagina la stessa cosa: “The fading middle class”. La classe media in America è determinata dai proprietari di case (il 66% della popolazione), e può andare da 20.699 a 99.981 dollari di reddito lordo annuo pro capite: una forbice ampia che in realtà esclude una buona fetta di persone dalla classe media e la include piuttosto tra i cosiddetti “poveri”, quelli che, titola sempre Usa Today, “are barely getting by”, ce la fanno a malapena.

Leggendo Die Zeit sul volo Verona-Monaco di Baviera

lunedì, 26 settembre 2011

Sul volo Verona-Monaco di Baviera si possono avere i quotidiani in omaggio. Ne prendo uno italiano e uno tedesco. Sfoglio il primo: Air France abbandona Malpensa, l’aeroporto che non è mai diventato un hub. Lo stabilimento dove si producono gli autobus urbani italiani Irisbus annuncia che chiuderà le proprie attività. Nonostante il portafoglio ordini e un know how strategico, Ansaldo Sts e Breda stanno per essere vendute a General Electric. La Gazzetta dello sport è il quotidiano in assoluto più letto in Italia. Nelle pagine degli annunci di lavoro noto che il 90% delle inserzioni riguarda venditori, seppur si utilizzino varie denominazioni: agenti, responsabili punto vendita, consiglieri commerciali, addetti vendita, rivenditori, junior account.
Apro Die Zeit, il settimanale con più di cento pagine stampate sulla carta tipica dei quotidiani e in un formato anomalo extra large. È diviso in vari inserti: Wirtschaft (economia), Wissen (sapere), Kultur (cultura), Reisen (viaggi), Feuilleton (costume), Chancen (occasioni, prospettive), compreso un dorso patinato chiamato Zeit Magazin.

Il Diecasting Day per risvegliare l’orgoglio del Made in Brescia

mercoledì, 21 settembre 2011

Dieci anni fa il settore della pressocolata a Brescia aveva grandi numeri e aziende, ma pochi in Italia e nel mondo percepivano realmente il distretto, l’importanza della città e del suo ricco tessuto industriale specializzato.

Oggi quelle aziende ci sono ancora, anzi sono aumentate, di numero e di livello, ma hanno il vantaggio di essere maggiormente conosciute, di essersi accreditate anche a livello di immagine, di “brand awarness” e di “posizionamento”, come direbbero gli esperti di marketing.

La svolta è stata una decisione che a quel tempo forse apparve circoscritta, e invece fu capace di generare un processo virtuoso: alla fine degli anni Novanta l’Università di Ingegneria fondò un laboratorio di pressocolata nonché un nuovo corso di laurea in ingegneria dei materiali. Le aziende locali risposero all’appello mettendo a disposizione due macchine, e progressivamente il riscontro fu sempre più ampio.

Le nuove sfide degli artigiani

domenica, 28 agosto 2011

L’industria contemporanea sta attraversando una serie di trasformazioni che l’hanno costretta a rinnovamenti, ridimensionamenti, diversificazioni, fino al trasloco di unità produttive o addirittura la loro chiusura. La pressione è notevole e costringe gli imprenditori a cambiare i metodi organizzativi, certamente a molti adattamenti quotidiani. All’interno di una catena della fornitura, la supply chain, più breve, oppure che cambia radicalmente, se vogliono mantenere la loro posizione anche i fornitori sono chiamati a garantire servizi sempre più articolati e flessibili, ad adattarsi al mutare continuo degli scenari.
Gli artigiani che riforniscono le aziende diventano micro aziende, imparano ad ampliare i loro orizzonti, a dotarsi di strumenti tecnologici avanzati. Migliorano la loro professionalità, sono attenti all’ambiente e cercano di prevedere piuttosto che inseguire, sono più sensibili alla formazione. Offrono un servizio per i loro clienti molto rigoroso, e collaborano per evitare in futuro eventuali errori o ritardi.
Lo stesso però non si può dire degli artigiani che sono rivolti al settore delle utenze private, delle famiglie, dei singoli. In questo contesto è molto più facile verificare ritardi, approssimazione, incuria, a volte anche comportamenti scorretti. Alzi la mano chi ha avuto esperienze negative nei lavori ricorrenti di riparazione, ristrutturazione e manutenzione.
Nel frattempo, per fortuna, gli utenti si stanno sensibilizzando, magari perché sono a loro volta inseriti in aziende, oppure perché dispongono di una maggiore quantità di informazioni (grazie alle nuove tecnologie). O ancora perché cresce la preparazione individuale, si fanno valutazioni più approfondite e si cercano alternative, senza dimenticare che si è molto più attenti ai risultati ed ai loro relativi costi.