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La fiera del casoncello di Barbariga si tiene ogni anno a Barbariga (BS) presso l’oratorio, il campo sportivo e alcuni spazi comuni, solitamente nella terza settimana del mese di settembre.
Giunta alla ottava edizione è ormai uno degli appuntamenti più importanti delle numerose sagre e feste di paese del periodo estivo e autunnale nella provincia di Brescia.
L’idea risale ad alcuni anni fa, precisamente nel 2004 ed è stata la prima iniziativa della neo-eletta amministrazione comunale quando il Sindaco di Barbariga Marco Marchi condivise l’idea con l’amico giornalista e creativo Alberto Albertini: l’intento fu fin da subito la valorizzazione di una risorsa locale poco conosciuta. Infatti, fino a quel momento, si identificavano i casoncelli con un’area dai confini indefiniti nella Bassa Bresciana, soprattutto perché negli anni settanta ed ottanta diverse trattorie di quella zona li cucinavano con una fama che si era diffusa in tutta la provincia. In realtà, l’unico vero laboratorio artigianale, con una produzione continuativa, era situato a Barbariga. L’amministrazione intuì che il casoncello poteva diventare una risorsa chiave nella valorizzazione del territorio e decise di ideare da zero una fiera dedicata a questo piatto così radicato nella tradizione culinaria, immediatamente identificabile con una zona tipica.continua...
Nell’Ottocento c’erano le pagine quotidiane del feuilleton, oggi ci sono le puntate dei serial televisivi. Mi sembra però sbagliato demonizzarli in toto.
Mia figlia mi ha contagiato: ogni sera si guarda “Un posto al sole”, alle 20:30 su Rai 3.
Con i serial TV si sviluppa una dipendenza: in famiglia lo è già stato per “Lie to me” con Tim Roth (alcuni episodi sono meglio di un film hollywoodiano), e “Falling Skies” prodotto da Steven Spielberg. Molti mi consigliano di provare “Lost” e garantiscono che non si smette più.
Un posto al sole è girato in economia, con attori spesso di scarsa preparazione. Ma alla fine, puntualmente, ci si ritrova a vedere come andrà a finire. Anzi, credo che “Un posto al sole” faccia un servizio pubblico, una vera e propria educazione sentimentale, quella che – come dice Umberto Galimberti – un tempo facevano i romanzi e oggi invece fa la televisione.
Ci sono tutti i casi: gli adolescenti in crisi che si ribellano e cercano un’identità, i loro amori fatti di passioni improvvise, disperazione, incertezze e trasgressione. continua...
La pittura si fa scultura per moltiplicare la simbolica del suo messaggio
Nel 1547 Benedetto Varchi chiese quale fosse la migliore delle arti: pittura o scultura, un famoso leitmotiv della letteratura artistica. Il volume della lezione di Varchi con gli interventi dei vari artisti verrà pubblicato tre anni dopo, nel 1550. Vi intervenne anche il Bronzino con una lettera che, nonostante Varchi gli chiese più volte di finire, rimase incompiuta. Bronzino introduce una perorazione divisa in sette argomenti a favore della scultura, proponendosi di rispondere alla questione a nome della categoria dei pittori. Espulso nel frattempo dall’Accademia, forse Bronzino non termina intenzionalmente e polemicamente la lettera.
Un’apologia della scultura da parte di un pittore è alquanto anomala, ancora di più se la risposta è idealmente affidata proprio ad un dipinto, anzi addirittura ad un unicum nella storia dell’arte: il ritratto del nano Morgante, rimasto a lungo nei depositi degli Uffizi. Dopo aver eliminato i tralci di vite che nascondevano il sesso, un recente restauro ha restituito un bacco grottesco e ottocentesco, a lungo creduto una copia, al suo ruolo e autore originario: il nano di corte di Cosimo I, colui che organizzava le cacce agli uccelli. La particolarità di questo dipinto viene dalla raffigurazione sui due lati della tela: davanti e dietro, ma non nello stesso momento. C’è anche un prima e un dopo, tra uno e l’altro passa il tempo e cambia la posa, un beneficio che nessuna scultura avrebbe potuto concedere, né tantomeno un dipinto aveva prima di allora immaginato.
Sul fronte Morgante ha una civetta (che per la taglia ricorda piuttosto un gufo), con le ali spiegate: utilizzata come richiamo è legata ad un filo che l’uccellatore tiene nella mano. Sul retro del dipinto la mano destra trattiene il bottino della caccia, mentre la civetta è a riposo sulla sua spalla sinistra. Con questo dipinto Bronzino dà la risposta ideale alla querelle di Varchi: la pittura è in competizione con la scultura, ma alla fine la supera. Infatti Bronzino scrisse: “Se facessi la scultura, la farei come nel Nano Morgante”.continua...
Sul volo Verona-Monaco di Baviera si possono avere i quotidiani in omaggio. Ne prendo uno italiano e uno tedesco. Sfoglio il primo: Air France abbandona Malpensa, l’aeroporto che non è mai diventato un hub. Lo stabilimento dove si producono gli autobus urbani italiani Irisbus annuncia che chiuderà le proprie attività. Nonostante il portafoglio ordini e un know how strategico, Ansaldo Sts e Breda stanno per essere vendute a General Electric. La Gazzetta dello sport è il quotidiano in assoluto più letto in Italia. Nelle pagine degli annunci di lavoro noto che il 90% delle inserzioni riguarda venditori, seppur si utilizzino varie denominazioni: agenti, responsabili punto vendita, consiglieri commerciali, addetti vendita, rivenditori, junior account.
Apro Die Zeit, il settimanale con più di cento pagine stampate sulla carta tipica dei quotidiani e in un formato anomalo extra large. È diviso in vari inserti: Wirtschaft (economia), Wissen (sapere), Kultur (cultura), Reisen (viaggi), Feuilleton (costume), Chancen (occasioni, prospettive), compreso un dorso patinato chiamato Zeit Magazin. continua...
I media catturano i mutamenti sociali e le nuove definizioni. Lavorando nelle aziende se ne misurano gli effetti concreti. NEET è l’acronimo inglese di “Not in education, employment or training”: indica chi non cerca un impiego ma nemmeno studia, frequenta uno stage o un corso di formazione. Sembra siano tanti. Il fenomeno della disoccupazione e demotivazione giovanile non è sempre colpa degli altri o dello stato: anzi, le aziende percepiscono spesso che la nuova generazione non è in linea con i valori fondamentali. Il percorso di qualsiasi carriera professionale è lungo e difficile: laurea in tempi brevi e con voti alti, studio parallelo delle lingue e di materie diverse dal piano di studi principale (torneranno utili nella complessità di una vita professionale che richiede tante competenze e approcci). E naturalmente disponibilità a varie esperienze di lavoro, anche le più umili. L’Ocse suggerisce di evitare le bocciature perché rafforzano le disuguaglianze e pesano sui bilanci. La pubblicità declama che “i privilegi non bastano mai”, che “il lusso è un diritto”. Infatti il tesoretto delle vecchie generazioni garantisce eccezioni e vantaggi.
Il sociologo Aldo Bonomi sostiene che molte famiglie sono in difficoltà perché spendono una media di 300 euro al mese per mantenere telefonino, motorino e spese personali dei figli. E così i giovani sono divisi tra la vita virtuale e quella vera. Un’azienda cerca un grafico per un paio di mesi. continua...
