Archivio di febbraio 2012

Cena di classe

venerdì, 24 febbraio 2012

Incontrare un vecchio compagno del liceo alla classica cena di classe può essere un’esperienza destabilizzante. Scoprire che un ex compagno ha raggiunto un traguardo professionale che non mi sarei mai aspettato, vedere che ha fatto qualcosa di straordinario, mi fa sentire inadeguato in un confronto che è più facile ed immediato. Mi vengono in mente i film americani sulla vita del college, quelli che, alla fine, lasciano un fermo immagine su ogni attore, catturato in una scena esilarante, dove era particolarmente stupido o goliardico, e sotto scrivono chi è diventato da grande: scienziato, presidente degli Stati Uniti, inventore, artista, genio.
Perché società è un termine vago, abusato. Credo piuttosto che la società sia la classe del Liceo, quel microcosmo è la vera metafora della società: si parte tutti insieme, si riceve la stessa formazione e dunque il paragone e il confronto con coloro che ti hanno accompagnato in anni fondamentali è spontaneo.

Carnevale e il costume di Zorro

mercoledì, 22 febbraio 2012

In Germania e in Austria nei giorni di Carnevale molte aziende sono chiuse. In Italia invece il Carnevale non è più una festa sentita. Oggi al massimo interessa i bambini fino ai 10 anni: li vedi festanti in maschera, lanciare coriandoli e stelle filanti, accompagnati dai genitori alle feste dei centri commerciali, negli asili, in qualche oratorio.

Non molti anni fa il giorno di Carnevale era temuto: ragazzi con manganelli imbottiti di carta bagnata, uova marce, crema depilatoria sui capelli, schiuma. Le leggende dicevano che qualcuno lanciava anche “arance con dentro lamette”. Nei primi anni Ottanta, quel giorno alcune scuole erano sotto assedio. Nell’antichità era una festa fondamentale: sovvertiva per un giorno le regole, e toglieva pressione al popolo che durante l’anno subiva un’autorità rigida, all’interno di classi sociali poco mobili. Oggi però la trasgressione è quotidiana, per un parcheggio conteso si può ricevere un manganello di ferro sulla testa, e il travestimento è la normalità. Ognuno si veste, trucca, tatua come preferisce e certi accessori o capi di abbigliamento sono ormai unisex, trasversali. A me però manca tanto la spada di plastica con la punta arrotondata, la maschera e il cappello nero di Zorro. Non l’ho vista nemmeno tra i bambini che, nel frattempo, hanno giustamente cambiato gli eroi di riferimento.