Archivio di novembre 2009

Doom and gloom: si canta la fine di un impero

domenica, 15 novembre 2009

Viaggiando per lavoro ci si rende conto che la crisi economica, notizia ormai principe nei media internazionali, si concretizza poi in tanti modi, forse tanti quanti il singolo paese, spesso la singola città, e soprattutto i settori. Naturalmente ci sono esigenze legittime di sintesi perché viviamo assediati dagli stimoli. Ma una visione generale, una media e una statistica non ci aiutano a capire la complessità del fenomeno.

In Inghilterra ad esempio si soffre molto più che altrove. Già all’arrivo nell’aeroporto di Stansted colpisce vedere il parcheggio completamente vuoto. Non si era mai visto il parcheggio dell’aeroporto ormai più importante dell’Inghilterra del sud senza auto. Un’immagine significativa e emblematica della situazione generale. Oggi che la finanza della city è implosa, la decisione poco lungimirante, presa alcuni anni fa, di ridurre l’industria manifatturiera impatta oggi su tutti, e non vale solo per l’operaio della “motor industry” di Birmingham.

The dog days of despair: il declino dell’industria britannica

martedì, 10 novembre 2009

Le aziende inglesi che sono sopravvissute all’onda anomala degli ultimi mesi avvertono una lenta ripresa, ma temono la “double dip”, la ricaduta nei “dog days of despair”, nei “giorni cane della disperazione” come li definisce il direttore generale di un sub fornitore dell’Essex che lavora per il settore automobilistico. La casa madre è indiana: anche dalla nazione percepita, con la Cina, in continua crescita arrivano ordini di contenimento dei costi e tagli agli investimenti.

Il direttore della filiale inglese si adegua e fa una proposta indecente: vorrebbe acquistare i macchinari con un “operating lease”. Cioè affitto mensile, senza anticipo, riscatto dopo tre anni, come già fa con un costruttore di centri di lavoro, la cinese Feeler. Le uniche condizioni del fornitore sono il pagamento di almeno sei rate, e il preavviso di soli tre mesi in caso di restituzione anticipata. Hanno già acquistato cinque centri con questa formula: il lavoro che generano permette di creare un cash flow sufficiente a ripagarli ratealmente.

“Raise and fall” del glorioso midwest americano

venerdì, 6 novembre 2009

Il Midwest americano è un luogo quasi letterario che per certi versi ricorda il nostro Nord Est: un’area ricca di distretti, in primis quello automotive che dal Michigan, sede delle tre grandi case automobilistiche, negli scorsi decenni ha alimentato aziende manifatturiere e subfornitori residenti negli stati limitrofi Illinois, Indiana, Wisconsin, Ohio.

Viaggiando oggi in questa regione si avverte un senso di resa e tristezza, anche se l’America è sempre stata ingannevole: spesso molto arretrata in alcuni settori, ad esempio quello meccanico, dietro una facciata scintillante è in realtà poco sviluppata. L’immagine più adeguata per spiegarlo è quella di molti stabilimenti: all’esterno prato inglese, spesso un laghetto artificiale, bandiere che sventolano sui pennoni, di fronte alla porta un blocco di marmo prezioso dove s’incide indirizzo e nome dell’azienda, stabilimenti grandi e solidi. Ma dentro i pavimenti sono sporchi e danneggiati, gli uffici essenziali, i macchinari obsoleti, revisionati più volte perché non si vuole sostituirli, e le varie attrezzature in Europa sarebbero state rottamate da anni.