Un ex direttore di quotidiano, Piero Ottone, e un attuale vice direttore, Giangiacomo Schiavi, scrivono nella loro rubrica settimanale a proposito della lingua italiana, dandoci alcuni spunti di riflessione che vanno al di là della grammatica o dell’angolofilia.
Ottone (il Venerdì de la Repubblica, 7 Agosto 2009) si chiede se vale la pena prendersela con chi commette errori, con chi scrive “gli” invece di “le”, se una sciocca continua a dire “Vlàdimir” invece di Valdìmir”. In fondo è solo un accento, un pronome.
Secondo lui vale la pena “perché sono sempre, alla fine dei conti, le stesse persone che si macchiano di colpe gravi e colpe lievi: c’è un legame fra le une e le altre”. Perché “chi impara fin da ragazzo a usare correttamente i pronomi, e a leggere correttamente un testo, saprà comportarsi correttamente in ogni altra circostanza”.








