Archivio di agosto 2009

Piero Ottone: Eppure è solo un accento

lunedì, 31 agosto 2009

Un ex direttore di quotidiano, Piero Ottone, e un attuale vice direttore, Giangiacomo Schiavi, scrivono nella loro rubrica settimanale a proposito della lingua italiana, dandoci alcuni spunti di riflessione che vanno al di là della grammatica o dell’angolofilia.

Ottone (il Venerdì de la Repubblica, 7 Agosto 2009) si chiede se vale la pena prendersela con chi commette errori, con chi scrive “gli” invece di “le”, se una sciocca continua a dire “Vlàdimir” invece di Valdìmir”. In fondo è solo un accento, un pronome.
Secondo lui vale la pena “perché sono sempre, alla fine dei conti, le stesse persone che si macchiano di colpe gravi e colpe lievi: c’è un legame fra le une e le altre”. Perché “chi impara fin da ragazzo a usare correttamente i pronomi, e a leggere correttamente un testo, saprà comportarsi correttamente in ogni altra circostanza”.

Il vecchio ragazzo Massimo Fini

sabato, 15 agosto 2009

Avevamo da poco lasciato il “De senectute” di Norberto Bobbio dove ci sembrava di scorgere un equilibrio tra l’amarezza della vecchiaia, “la più inaspettata delle cose che possono accadere a un uomo” diceva appunto Trotsky, e la necessità genetica, tipicamente umana, di dare un senso all’esistenza costantemente minacciata dalla sua fine.

Da Massimo Fini però non potevamo attenderci un’analisi pacata e politically correct, e comunque gliene siamo grati. Lui non è mai stato accomodante e alla sua età è normale abbandonare le eventuali ultime remore e cautele, “senza infingimenti, senza autoinganni, senza pietà” anticipa nella brevissima introduzione, con parole misurate che suonano tanto spietate quanto liberatorie per noi eterni giovani che viviamo spesso compressi, attenti a non urtare la nostra suscettibilità e quella altrui, gonfi di apparenze e convenzioni.

Marco Rossari: Il sesso ai tempi della poesia

lunedì, 10 agosto 2009

Scrivere di sesso è un terreno minato, riservato forse solo ai migliori. E comunque è sempre meglio evocare, suggerire. Ognuno poi riempirà e completerà come preferisce, in base al suo vissuto o ai suoi desideri. Si aggiunga che scrivere poesie che colpiscano e aggiungano qualcosa è sempre difficile, oggi spesso pare anche anacronistico, abusato, addirittura inutile considerati gli esigui lettori.

Combinare le due cose per scrivere poesie erotiche, parrebbe dunque addirittura una perversione.

E invece Marco Rossari, traduttore – tra gli altri anche di Alan Bennet – e editor, dopo l’esordio con il romanzo “Perso l’amore (non resta che bere)”, sorprende con una silloge dal titolo “L’amore in bocca”, che pubblica ancora Fernandel.

La sovrana lettrice di Alan Bennett

venerdì, 7 agosto 2009

La traduzione di Monica Pavani dell’ultimo libro di Alan Bennett ha colto un’opportunità anche nel titolo: “The Uncommon Reader”, il lettore insolito (ma anche fuori dal comune, e appunto scritto a lettere maiuscole nell’originale), diventa nella versione italiana “La sovrana lettrice”, come se ci fosse un lettore esemplare e di riferimento al pari del Queen English, l’inglese per eccellenza, l’inglese dei sovrani e delle public schools.

Se l’arte e la letteratura hanno il compito di farci vivere altre vite, la promessa che ha contribuito al successo planetario della realtà virtuale, questo libro va iscritto nella lista d’onore. Qual è infatti il migliore augurio di chi ama i libri se non vedere cosa provoca nella regina d’Inghilterra l’incontro tardivo con la lettura? Questa frequentazione pericolosa non risparmia nemmeno lei, modifica le azioni, i pensieri e gli incontri anche di un personaggio icona e simbolo, essere mitologico e fiabesco la cui privacy è tutelata in modo morboso, i cui pensieri e quotidianità possono essere appunto solo fantasticati.

Quel piccolo libraio di Archangelsk che ci assomiglia

martedì, 4 agosto 2009

Uscito per la prima volta nel 1956, pubblicato solo oggi nella traduzione italiana di Massimo Romano, “Il piccolo libraio di Archangelsk”, che Simenon sognava fosse interpretato in un film da Charles Aznavour, è nel titolo originale un “petit homme”, che però non riusciamo mai a vedere come tale, perché in fondo quell’uomo siamo noi, con i nostri amori assurdi, devoti fino all’autolesionismo, schiavi di un demone interiore, forse semplicemente genetico, e insieme attratti dalla morbosa sicurezza di una tana, di un abbraccio collettivo dove sentirci riconosciuti e trovare un senso.

Il libraio di Vieux-Marché, nato a Archangelsk in Russia, è un esule russo, ebreo naturalizzato francese, figlio di un grande armatore di pescherecci rovinato dalla rivoluzione leninista. Collezionista di francobolli, nell’intera raccolta russa idealizza una patria, le sorelle e i genitori dei quali oggi ignora il destino, mentre riceve da tutto il mondo raccolte senza valore, e con la lente le esplora alla ricerca di eventuali errori di stampa, accumulando così esemplari rarissimi.